Sembrano
passati pochi giorni da quando abbiamo salutato l'arrivo del 2009 con il suo
carico di buoni propositi e di cose da fare, che è già tempo di metterlo in
archivio constatando come buona parte delle promesse fatte a suo tempo sono
rimaste tali, fagocitate dalla frenesia del quotidiano che corre come un
treno impazzito su binari sempre più traballanti. Ed è un duplice sentimento
di rabbia ed amarezza quello che accompagna questa constatazione: amarezza
per la consapevolezza di avere assottigliato il tempo a disposizione; rabbia
per non avere avuto la forza di tirare quel freno di emergenza che avrebbe
frenato la corsa del treno, permettendomi di avere una visione meno sfocata
del panorama che ci sfila accanto.
Mi piace paragonare la nostra esistenza ad un viaggio in treno: chiusi
all'interno di cabine strette - più o meno confortevoli a seconda di avere
avuto la fortuna di pescare un biglietto di prima o di seconda classe
costretti a vivere gomito a gomito con volti e anime messe al nostro fianco
dal fato e, soprattutto, in balia di un conduttore il cui volto ci è ignoto,
così come la destinazione, verso la quale marciamo a velocità sempre più
folle. Velocità che è uno dei tanti vocaboli che caratterizzano il nostro
vivere. E probabilmente il più pericoloso. Non solo perché velocità
significa aumento esponenziale delle possibilità di perdere il controllo
(cosa che sta avvenendo pressoché ovunque: dal mondo del lavoro dove il
progresso tecnologico che avrebbe dovuto alleviare le nostre fatiche sta
invece finendo per amplificarle a causa dalla sempre crescente necessità di
ridurre i costi e aumentare la redditività, a quello dei rapporti umani che
invece di essere agevolati dai moderni mezzi di comunicazione diventano ogni
giorno più asettici ed impersonali) ma soprattutto perché ci impedisce di
vedere e di apprezzare le migliaia di cose che ogni giorno ci regala e che,
come i paesaggi che scorrono dal finestrino di un treno, non riescono a
catturare la nostra attenzione che per un istante.
Per sperare davvero in un 2010 migliore, vi consiglio di trovare la forza di
tirare il freno d'emergenza, in modo da rallentare i nostri ritmi
forsennati, da non lasciarci sopraffare dalla perversa logica dell'usa e
getta, che ci spinge ad avere di tutto e ad apprezzare niente, e di tornare
finalmente padroni di noi stessi. Chi sorride di fronte a ciò, affermando
che si tratta di un'utopia, sbaglia: si tratta solo di fare delle scelte,
valutando con attenzione ciò che è davvero importante. E che non
necessariamente collima con quanto, correndo a 300 all'ora in una situazione
dai contorni sfocati, vogliono farci credere tale.